• 20Apr’ 15

    Sara Darisi: animatrice Samarcanda

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    La tua citazione preferita è: “Lentamente muore chi evita una passione” (Pablo Neruda).

    Descriviti usando tre aggettivi: Sognatrice, solare, energica.

    Raccontaci il luogo dove vivi: Vivo in mezzo ai campi assieme alle caprette (un po’ come Heidi!), in un comune tra due magnifiche città, Venezia e Treviso. Conta la bellezza di 28 mila abitanti, ma mi piace perché ci sono bei parchi e ville antiche.

    Qual è la cosa più preziosa che possiedi? La mia semplicità. Amo vivere “easy”. Non mi piace nascondermi sotto quintali di trucco, le maschere non fanno per me! Prima di partire per un viaggio, innanzitutto mi domando “sto portando me stessa?” Tutto ciò che c’è dentro la valigia è importante, ma non poi così tanto!

    Se avessi una bacchetta magica, cosa faresti? Non so cosa farei, senza il passato che ho vissuto non sarei quella che sono ora; mentre il futuro è meglio lasciarlo dove sta: è una sorpresa! Quindi lasciamo gli effetti delle bacchette magiche alle fiabe Disney.

    Hai un ricordo indimenticabile? Sì, quando da bambina ho iniziato a fare ginnastica artistica e mi hanno scelto per entrare a far parte del gruppo delle agoniste. Non ci potevo credere, era il mio primo piccolo grande sogno che si realizzava.

    Quali sono i tuoi hobby? Amo saltellare, ballare e cantare, non importa come, dove o quando. Non ci posso fare niente, quando sento una musica è la fine; chiedetelo a mia madre: durante una mia, ehm, “performance” improvvisata in cucina le ho rotto un intero set di bicchieri. Poveraccia! Ah, un altro mio hobby è osservare il mondo a testa in giù. Credetemi, ha tutta un’altra prospettiva; ecco uno dei motivi per cui amo la ginnastica artistica.

    Qual è il tuo sogno nel cassetto? Il mio sogno nel cassetto? Non ne ho uno specifico, essere felice e seguire le mie passioni.

    Se non fossi una animatrice, saresti? Boh, qualsiasi cosa mi permetta di fare ciò che mi piace senza rinunciare ad essere me stessa, che dia libero sfogo alla “pallina rimbalzante” che c’è in me.

    Sara Darisi